L’utopia tutta umana di costruire macchine intelligenti, capaci di valicare i limiti stessi della nostra specie, è stata rappresentata dal cinema fin dalle sue origini: l’apparizione dell’androide-Maria in “Metropolis”, capolavoro di Fritz Lang, inaugura di fatto un lungo racconto che, nel tempo, ha assunto le forme di un vero e proprio genere cinematografico. Un racconto fatto di sogni, più spesso di incubi e allucinazioni, dove le macchine – una volta autonome – hanno quasi sempre rappresentato una sorta di nemesi dell’essere umano, racchiudendo in sé la paura più ancestrale che ne accompagna l’evoluzione: il suo stesso superamento. Le rappresentazioni che il cinema ci ha restituito dell’intelligenza artificiale, e delle sue molteplici forme, sono infinite, tanto che oggi possiamo certamente dire che se l’IA è sempre stata tra noi, anche quando era solo un’idea, è proprio grazie al cinema, al suo potere di immaginazione e, in certi casi, di preveggenza.
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